Lavoro e Previdenza Sociale
XI Commissione Permanente “Lavoro e previdenza sociale”
Carmelo Morra è stato membro di questa Commissione dal 22 giugno 2001, nella qualità di capogruppo di Forza Italia. La commissione ha fatto da incubatrice ad una delle più rilevanti riforme del governo Berlusconi, la Riforma della Disciplina del Lavoro, meglio nota come Legge Biagi, una legge delega approvata il 5 febbraio 2003 e che prende il nome dal professor Marco Biagi, il giuslavorista ucciso nel 2002 dalle Brigate Rosse.
E’ una riforma innovativa che mette al centro il tema dell'occupabilità e dota l’Italia di strumenti efficaci e coerenti, per garantire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro. Ogni nuova forma di contratto e ogni modifica introdotta ha come obiettivo la crescita dell'occupazione in una specifica fascia sociale. Il part-time è pensato guardando ai problemi occupazionali delle donne, il lavoro interinale, il tirocinio e il lavoro intermittente sono stati strutturati in funzione dei giovani, il contratto di reinserimento è stato studiato per i disoccupati di lunga durata, per gli ultra 55enni e per le donne. Ai giovanissimi che l'estate vogliono lavorare è destinato il tirocinio estivo.
Queste innovazioni non accrescono la precarietà ma incrementano le opportunità, permettendo a molti l'ingresso o il ritorno nel mondo del lavoro. Dall’inizio della legislatura, grazie anche alla legge Biagi, sono stati creati 1.500.000 posti di lavoro, e il tasso di occupazione è salito dal 52,7% al 57,6%.
E’ stata la crescita dell’occupazione più alta tra i grandi Paesi dell’Unione Europea.
E’ a questa Riforma, in uno con la Riforma del sistema previdenziale, tra le altre cose, che la Commissione ha lavorato indefessamente per l’intera durata della XIV Legislatura. Tra gli episodi più significativi, la stipula del Patto per l’Italia, l’accordo tra Governo e parti sociali firmato nel luglio 2003, un documento che punta l’attenzione sul fisco, sul Mezzogiorno e sul mercato del lavoro.
Il ruolo svolto dal senatore Morra all’interno della Commissione Lavoro è stato incisivo e determinante. Carmelo Morra è stato, infatti relatore in Commissione e in aula sulla conversione in legge del d.l. 210/2002 recante disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale, che sancisce l’istituzione presso ogni capoluogo di provincia di un nuovo organismo, il Comitato per il Lavoro e l’Emersione del Sommerso (CLES).
Inoltre, ha relazionato in Commissione e in aula sulla conversione in legge del d.l. 23/2003 recante disposizioni urgenti in materia di occupazione, che attribuisce benefici ai datori di lavoro che acquisiscano imprese sottoposte alla procedura di amministrazione straordinaria con più di mille unità.
Nei suoi interventi, il senatore ha sempre tenuto a sottolineare la necessità di guardare al Meridione come ad un motore di sviluppo per la nazione intera, in nome di una politica territoriale legata alla programmazione negoziata.
Ha spesso richiamato l’attenzione, inoltre, sull’esigenza di metter da parte una concezione di tipo assistenzialistico e di attuare una politica che sappia liberare le potenzialità del Sud, per recuperare il deficit in materia di infrastrutture con interventi collegati allo sviluppo del territorio.
Il senatore Morra è stato anche relatore in Commissione del disegno di legge comunitaria n. 2742-B/2004, contenente disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee.
L’articolo 29 e l’allegato B del DDL puntano l’attenzione su alcune importanti direttive comunitarie che investono l’ambito della sicurezza del lavoro, come ad esempio l'organizzazione dell'orario di lavoro dei lavoratori mobili che svolgono attività di trasporto su strada, le prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici e dai rumori, le misure di protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con l'esposizione all'amianto durante il lavoro.
Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro
Carmelo Morra è stato uno dei venti senatori componenti di questa Commissione, istituita il 23 marzo 2005 con l’obiettivo di accertare la dimensione del fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo al numero delle cosiddette «morti bianche», alle malattie, alle invalidità e all'assistenza alle famiglie delle vittime, e con lo scopo di individuare le aree in cui il fenomeno è maggiormente diffuso.
L’attenzione della Commissione si è concentrata, inoltre, sull’accertamento delle cause degli infortuni, in particolare nell'ambito del lavoro nero o sommerso e del doppio lavoro, e sulla proposta di nuovi strumenti legislativi e amministrativi per prevenire e reprimere gli incidenti.
Il contributo del senatore Morra si è rivolto tra gli altri al settore dell’edilizia, uno dei più toccati dal problema degli infortuni sul lavoro.
Riforma delle Pensioni
E’ uno dei risultati più importanti, forse il più rilevante, che il Governo Berlusconi e la maggioranza parlamentare della Casa delle Libertà possono annoverare tra i traguardi raggiunti nei cinque anni di governo. La riforma delle pensioni si inserisce in un disegno che comprende il nuovo mercato del lavoro, la riforma della scuola e le nuove regole sui flussi migratori. Con queste riforme il governo ha puntato ad una società che abbia alti tassi d'occupazione e di scolarizzazione, una società competitiva ma anche giusta, equa. L'obiettivo è garantire le pensioni di tutti, sia di coloro che sono già in pensione oggi che di quanti saranno in pensione domani.
Una riforma che ha visto il senatore Carmelo Morra nelle vesti di relatore in Commissione ed in aula. Una riforma dura e impegnativa, come testimoniano fra l'altro i dati che l'accompagnano.
Per l'approvazione del d.d.l. n. 2058 in materia pensionistica, approdato in Commissione Lavoro del Senato il 20 marzo 2003 e licenziata dall'aula il 13 maggio 2004, si sono, infatti, rese necessarie 43 sedute della Commissione Lavoro, 11 assemblee in aula del Senato e 8 audizioni con il mondo dei sindacati, delle imprese, degli anziani e dei giovani, in un dialogo continuativo per un confronto a tutto campo con le parti interessate.
Una legge ormai necessaria, indispensabile e non più rinviabile, richiesta a più riprese dall'Europa, al fine di assicurare sostenibilità finanziaria e maggiore equità fra le generazioni, finalità compromesse seriamente dalle riforme operate degli anni ‘90 dai governi di Centrosinistra.
Con l'approvazione del d.d.l. 2058 di riforma del sistema previdenziale, si interviene sulla lunga transizione sottesa alla legge Dini (l'andata a regime è prevista per il 2040) per correggere da un lato lo squilibrio finanziario fra prestazioni erogate e contributi previdenziali versati (pari per ogni anno a più di un punto di PIL, cioè a più di 20.000 miliardi di vecchie lire) e dall'altro per mitigare le ricadute negative sulle giovani generazioni conseguenti all'introduzione, operata dalla legge Dini del 1995, del metodo contributivo per il calcolo delle prestazioni pensionistiche.
L'applicazione del metodo contributivo, in sostituzione del metodo retributivo, comporta, per tutti i lavoratori che al 31 dicembre 1995 non si trovano ad avere 18 anni di contributi versati, ingenti tagli alle retribuzioni pensionistiche, che a parità di tutte le altre condizioni possono raggiungere percentuali del 40/50% rispetto ad un lavoratore più anziano che può avvalersi del sistema retributivo per il calcolo della pensione.
Il sistema di calcolo contributivo, introdotto dalla legge Dini, rendeva necessaria l'attivazione, per i giovani, di moduli di previdenza complementare di natura privatistica, da affiancare alla previdenza pubblica, senza i quali le riforme degli anni ‘90 sarebbero risultate socialmente insostenibili, prospettando per i giovani un futuro da pensionati poveri.
La legge-delega di riforma e il successivo decreto legislativo hanno completamente modificato l'impianto legislativo del 1995, assicurando da un lato risorse alla previdenza complementare attraverso un nuovo meccanismo di devoluzione del trattamento di fine rapporto, e dall'altro introducendo un regime fiscale estremamente più favorevole atteso la natura sociale del risparmio previdenziale.
Si è provveduto, infine, a determinare un contesto per garantire all'interno del mercato della previdenza complementare una maggiore concorrenzialità, assoggettando l'intero sistema della previdenza complementare ad un unico sistema di vigilanza.
Un impegno notevole, quello profuso dal senatore Morra nell'approvazione della legge-delega sulla riforma delle pensioni. Un impegno evidente a tutti, ai colleghi della maggioranza e a quelli dell’opposizione, così come provano le testimonianze che Carmelo Morra ha raccolto in aula, in occasione della seduta del 13 Maggio 2004, seduta di approvazione della legge-delega.
Ha detto di lui, ad esempio, Natale Ripamonti (Verdi): “Ieri ho espresso solidarietà al senatore Morra, una solidarietà sincera, perché credo abbia lavorato, anche con molta competenza, per portare in Aula il provvedimento”. Così si è espresso Oskar Peterlini, (Gruppo per le Autonomie): “La Commissione lavoro, sotto l’equilibrata presidenza del senatore Tommaso Zanoletti e con il contributo costante del relatore Morra, si è impegnata per mesi e mesi in un articolato dibattito e approfondimento della materia per migliorare il testo”. E questo è stato il parere di Renato Schifani (Forza Italia): “Un ringraziamento, signor Presidente, colleghi, al relatore, senatore Carmelo Morra, per il suo lavoro profondo di mesi e mesi di attività svolta all’interno della Commissione, che è stata impegnata per decine e decine di sedute”.
L'impegno del Senatore Carmelo Morra in materia previdenziale è continuato con il ruolo che ha svolto quale relatore sul decreto legislativo in materia di previdenza complementare e sul decreto legislativo sulla totalizzazione dei periodi assicurativi che permette, ai fini della determinazione delle rendite pensionistiche, la cumulabilità dei contributi versati in gestioni previdenziali diverse.
La legge-delega e i decreti legislativi conseguenti sono stati molto apprezzati dagli Organismi europei. L'ECOFIN del 12 marzo 2006 ha definito la riforma pensionistica attuata dal Governo “tra le migliori d'Europa insieme a quelle di Svezia e Austria”
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